mercoledì 31 dicembre 2014

Candele di frolla con crema all’arancia e caramello

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Come promesso, arrivo con la proposta dolce per Capodanno: un dessert scenografico e suggestivo, non troppo laborioso, che conquisterà tutti non solo per l’estetica ma anche per il gusto. 
Un friabile guscio di pasta frolla che racchiude un ripieno di crema delicatamente profumata all’arancia. A completare il tutto, tante fiammelle di caramello. Sono sicura che i vostri bambini non resisteranno alla tentazione di sfilarle subito dalle candele e succhiarle a mo’ di lecca-lecca!
Dato che oggi saremo tutti affaccendati nella preparazione del cenone di fine anno, non mi dilungo oltre e vi lascio alla ricetta. Se l’idea vi piace siete ancora in tempo per prepararla per questa sera o per il pranzo di domani, dato che gli ingredienti sono quelli che tutti abbiamo in frigo o in dispensa.
Vi raccomando però di rispettare i tempi di riposo in frigo dell’impasto, in modo che i cannoli di frolla mantengano la forma durante la cottura.

Non mi resta che augurare a tutti un Felice Anno Nuovo! Buon 2015!


Candele-di-frolla-con-crema-alla-arancia-e-caramello

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Candele di frolla con crema all’arancia e caramello
(da un’idea di Cucina moderna, dicembre 2013)

Ingredienti per 6-8 persone:

per la frolla
300 g di farina debole
120 g di burro freddo
100 g di zucchero semolato
1 uovo grande 
1 tuorlo
3 cucchiai di ruhm scuro
un pizzico di sale

per la crema all’arancia
3 tuorli (da uova grandi)
350 ml di latte fresco intero
100 g di zucchero semolato
40 g di farina
la scorza grattugiata di ½ arancia non trattata
1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia o i semini di ½ bacca
2 cucchiai di mascarpone

per completare
70 g di zucchero per il caramello
80 g di granella di mandorle
1 albume leggermente sbattuto
zucchero a velo
stelline di scorza o di arancia candita


Preparare la frolla lavorando la farina con il burro freddo a cubetti, lo zucchero ed un pizzico di sale fino ad ottenere un composto bricioloso. Unire quindi l’uovo, il tuorlo ed il ruhm impastando brevemente. Compattare l’impasto, formare una palla ed avvolgerla in un foglio di pellicola. Trasferire in frigo e lasciar riposare 40 minuti.
Preparare la crema. Scaldare il latte con la scorza d’arancia grattugiata fino a sfiorare l’ebollizione. Riunire i tuorli in una bastardella con lo zucchero e l’estratto di vaniglia e lavorarli con le fruste elettriche fino ad ottenere un composto bianco e spumoso. Incorporare la farina setacciata ed infine unire il latte a filo, mescolando continuamente con una frusta. Portare la bastardella sul fuoco e cuocere la crema a fiamma dolcissima e sempre mescolando, fino a quando si sarà addensata. Togliere dal fuoco, coprire con pellicola a contatto e lasciar raffreddare. Quindi trasferirla in frigo fino al momento dell’utilizzo.
Riprendere la pasta frolla dal frigo e stenderla sulla spianatoia leggermente infarinata allo spessore di circa 2-3 mm. Ricavarvi dei rettangoli di larghezze diverse ed avvolgerli intorno agli appositi cilindri in metallo per cannoli, accuratamente imburrati ed infarinati. Sigillare i punti di giuntura con poco albume sbattuto, quindi spennellare la superficie con l’albume e rotolare i cannoli nella granella di mandorle. Disporli su una placca rivestita di carta forno e trasferire in frigo per 30-40 minuti.
Preriscaldare il forno a 180° e cuocere i cannoli per circa 20 minuti. Lasciarli raffreddare completamente e quindi sfilarli dai cilindri.
Preparare un caramello biondo mettendo 70 g di zucchero zucchero in un pentolino e lasciar caramellare a fuoco basso senza mescolare troppo. Con un cucchiaino formare tante fiammelle di caramello su un foglio di carta da forno; inserire uno stecchino alla base e lasciare indurire.
Poco prima di servire procedere alla farcitura e alla composizione del dolce. Riprendere la crema dal frigo ed incorporarvi il mascarpone; con l’aiuto di un sac à poche farcire i cannoli di frolla con la crema e disporli verticalmente sul piatto da portata. Inserire in ogni candela una fiammella di caramello e completare con una spolverata di zucchero a velo e le stelline d’arancia.

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Con questa ricetta partecipo al contest di Ambra "Regalami una ricetta"
in collaborazione con Cuoredi



lunedì 29 dicembre 2014

Mousse di salmone con gelatina al Prosecco


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Dopo qualche giorno d’assenza, ritorno con una ricettina veloce ma gustosa. Le feste non sono ancora finite e tra un paio di giorni i brindisi a base di bollicine si susseguiranno copiosi, perciò quale occasione migliore per provare queste piccole mousses di salmone?
Trovo che le mousses, i patés e tutte le creme salate da spalmare o in cui intingere verdure croccanti e crostini siano una soluzione versatile e comoda quando si devono allestire diverse portate e gli ospiti sono numerosi: si preparano in anticipo senza accendere il forno né i fornelli, il riposo in frigo giova all’amalgama dei sapori e con qualche piccolo tocco nella presentazione fanno anche bella figura.
Per accompagnare la mousse di salmone ho pensato ad una gelatina aromatica a base di Prosecco, che si sposa davvero molto bene con gli altri ingredienti e ne stempera la cremosità con una nota fresca e lievemente acidula. Peccato che, nella fretta di fotografare, abbia scelto un piatto trasparente sul quale le stelline di gelatina, ritagliate con tanta cura, non risaltano affatto, per non dire che a malapena si intravedono. Stupida me!
Vi invito comunque a provare, perché a noi l’insieme è piaciuto molto. Se poi volete velocizzare la preparazione e non avere l’ansia si sformare ed impiattare ogni porzione, potete preparare la mousse di salmone omettendo la colla di pesce e servirla in una terrina da portata con accanto i crostini, in modo che ogni commensale si serva da sé. In questo caso saranno sufficienti un paio d’ore di riposo in frigo.

Vi aspetto mercoledì con un dolce scenografico e d’effetto, ma semplice da realizzare, perfetto per la tavola di Capodanno!

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Mousse di salmone affumicato con gelatina al Prosecco

Ingredienti per 4-6 persone:

per la mousse di salmone
200 g di salmone affumicato
200 g di formaggio fresco spalmabile o robiola
130 ml di panna fresca
4 g di gelatina in fogli

per la gelatina al Prosecco
250 ml di Prosecco
6 g di gelatina in fogli
scorza di limone non trattato

per completare
4 fette di pancarré private della crosta
germogli di crescione
bacche rosa

Preparare la gelatina al Prosecco. Ammollare i fogli di gelatina in acqua fredda per 10 minuti. Mettere il vino in un pentolino, unirvi due strisce di scorza di limone e scaldare a fuoco dolce fino alla temperatura di 50° circa; togliere dal fuoco ed aggiungere la gelatina ammollata ben strizzata, mescolando fino al completo scioglimento. Versare il composto ancora caldo in un contenitore basso, allo spessore di circa 1 cm. Lasciar raffreddare e poi riporre in frigorifero per almeno mezza giornata o un’intera notte.
Preparare la mousse di salmone. 
Ammollare la gelatina in acqua fredda per 10 minuti e tenere da parte. Ridurre il salmone a pezzetti e frullarlo insieme al formaggio spalmabile, fino ad ottenere un composto omogeneo e cremoso. Scaldare 30 ml di panna e sciogliervi la gelatina strizzata; unire quindi il composto di panna e gelatina alla mousse di salmone e frullare ancora, in modo da amalgamare bene i due composti. Unire quindi la panna restante (100 ml), leggermente montata. Distribuire la mousse di salmone in 4-6 stampini monodose in silicone o usa e getta, leggermente inumiditi d’acqua, e trasferire in frigo per almeno 5 ore.
Al momento di servire, tostare le fette di pancarré e ricavarvi delle stelline con l’apposito stampino. 
Ricavare dei cubetti o delle stelline dalla gelatina di Prosecco, che nel frattempo sarà solidificata. Sformare le mousses sui piatti e decorare con la gelatina di Prosecco, le stelline di pane, qualche fogliolina di crescione e le bacche rosa.


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martedì 23 dicembre 2014

Panettoncini glassati alle arachidi


Panettoncini-segnaposto-alle-arachidi


Natale è alle porte e tra una manciata di ore ci ritroveremo tutti riuniti intorno ad una tavola imbandita in compagnia dei nostri cari, tra chiacchiere, risate e magari qualche bisticcio, come in ogni famiglia che si rispetti. 
Penso che la maggioranza di voi avrà ormai stilato il menu per la vigilia e per il pranzo del 25, seguendo la tradizione o lasciandosi ispirare da qualche tocco di esotismo e creatività, perciò oggi ho pensato di lasciarvi non tanto la ricetta di un piatto, quanto un'idea per arricchire il cestino del pane o per accompagnare l'aperitivo. Sono dei soffici panettoncini alle arachidi, tratti da un vecchio numero di Cucina Moderna, che da un po' desideravo provare. Intanto, perché - l'ho già detto ma lo ribadisco -  giocare con la presentazione dei cibi mi diverte molto e questi piccoli panettoni glassati si prestano perfettamente allo scopo, tanto che ad un primo sguardo potrebbero essere confusi per dei dolcetti. E poi perché trovo siano un'idea simpatica per i giorni di festa, sia presentati in un buffet, che come originali segnaposto sulla tavola imbandita, magari infiocchettati con un bel nastro o decorati con un rametto di agrifoglio. Ma, soprattutto, vi consiglio di provarli perché sono davvero buoni, sia da soli che accompagnati a salumi e formaggi.


Panettoncini-segnaposto-alle-arachidi


Auguro a tutti coloro che passeranno di qui di trascorrere delle buone feste, circondati dall'affetto della famiglia e degli amici. Ci risentiamo tra qualche giorno...

Panettoncini-segnaposto-alle-arachidi


Panettoncini glassati alle arachidi

Ingredienti per circa 20-25 panettoncini:

per l'impasto:

500 g di farina 0
150 g di arachidi salate
250 ml di latte tiepido
12 g di lievito di birra
1 uovo intero + 2 tuorli
75 g di burro morbido a pezzetti
50 g di zucchero
5 g di sale

per la glassa:

50 g di arachidi salate tritate
2 albumi
25 g di parmigiano grattugiato


Sciogliere il lievito nel latte e lasciar riposare per una decina di minuti.
Tritare grossolanamente le arachidi ed unirle alla farina. In una ciotola iniziare ad impastare la farina con le arachidi insieme al latte versato a filo; unire quindi l'uovo ed i tuorli leggermente sbattuti.
Dopo qualche minuto aggiungere lo zucchero ed il sale e trasferire l'impasto sulla spianatoia, continuando a lavorarlo energicamente. Infine incorporare il burro a piccoli fiocchetti ed impastare fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea. Trasferire l'impasto in una ciotola leggermente unta e lasciarlo riposare coperto per 30-40 minuti.
Dividere l'impasto in tante palline del peso di 50 g circa l'una e trasferirle in uno o più stampi da muffins leggermente oliati. Coprire nuovamente e lasciar lievitare fino al raddoppio (un paio d'ore circa).
Nel frattempo preparare la glassa, mescolando bene insieme tutti gli ingredienti. Trascorso il tempo di riposo distribuire un po' di glassa su ogni panettoncino con l'aiuto di una tasca da pasticceria.
Infornare a 200° per circa 15-20 minuti, coprendo eventualmente i panettoncini con un foglio di alluminio se dovessero scurire troppo.

venerdì 19 dicembre 2014

Ghirlanda di omini di pandizenzero - Gingerbreadmen wreath


Gingerbreadmen-wreath

Gli omini di pandizenzero sono un classico irrinunciabile del Natale e riscuotono molto successo anche nella mia famiglia, in particolare tra le componenti femminili. 
Nel corso degli anni ho provato diverse ricette ma devo riconoscere che fino ad oggi nessuna mi aveva pienamente soddisfatta. Il gusto era buono, per carità, ma c'era sempre qualcosa che non mi convinceva nella consistenza: talvolta troppo duri, talaltra poco croccanti, o con la spiacevole tendenza a diventare un po' mollicci in breve tempo. 
Quest'anno ho finalmente trovato la ricetta perfetta, o quantomeno una ricetta che mi ha finalmente convinta appieno e che credo rimarrà per un po' il mio punto di riferimento per i gingerbread. Viene dal sito di Delia Smith e vi permetterà di sfornare biscotti fragranti e profumatissimi, anche grazie all'aggiunta della scorza d'arancia.
Finalmente in possesso della ricetta giusta, mi sono lanciata nella preparazione di una ghirlanda, seguendo un'idea vista tempo fa su uno speciale di Sale&Pepe e poi replicata da molti sul web. 
La riuscita è assicurata ed il risultato strappa un sorriso; bastano un po' di pazienza e qualche piccolo accorgimento ed in breve tempo ecco pronto un pensiero beneaugurale da regalare o da appendere in casa in attesa del Natale.

Gingerbreadmen-wreath


Ghirlanda di omini di pandizenzero - Gingerbreadmen wreath
(ricetta dei biscotti tratta dal sito di Delia Smith)

Ingredienti per due ghirlande come in foto+ alcuni biscotti:

225 g di farina 00 setacciata
75 g di zucchero di canna grezzo
2 cucchiai di sciroppo d'acero o miele
1 cucchiaio di melassa (se non l'avete potete utilizzare il miele)
1 cucchiaio d'acqua
1 cucchiaino di cannella macinata
1 cucchiaino colmo di zenzero in polvere
un pizzico di chiodi di garofano macinati
un pizzico di noce moscata (mia aggiunta)
la scorza grattugiata di mezza arancia non trattata
95 g di burro
1/2 cucchiaino di bicarbonato

1 albume sbattuto

Riunire in una pentola lo zucchero, lo sciroppo d'acero (o il miele), la melassa, l'acqua, le spezie e la scorza d'arancia. Portare ad ebollizione a fuoco moderato, mescolando continuamente. 
Togliere la pentola dal fuoco ed aggiungervi il burro a cubetti ed il bicarbonato, mescolando fino al completo scioglimento del burro. Aggiungere quindi gradualmente la farina, fino ad ottenere un impasto morbido e malleabile (eventualmente aggiungere un po' di farina, se dovesse essere necessario). Formare una palla con l'impasto, avvolgerla in un foglio di pellicola e mettere a riposare in frigo per almeno mezz'ora (io l'ho lasciata tutta la notte, riportandola a temperatura ambiente un quarto d'ora prima di stenderla).
Stendere la pasta su una spianatoia leggermente infarinata ad uno spessore di 2-3 mm circa e ritagliarvi i biscotti con un tagliapasta a forma di omino. Trasferire i biscotti su una teglia ricoperta di carta forno e riporli in frigo per 20-30 minuti. 
Creare la ghirlanda: disporre i gingerbreadmen su una o più placche rivestite di carta forno attorno ad una piccola ciotola o un piattino (8-10 cm di diametro), accavallando i piedi e le mani degli omini e spennellando leggermente con l'albume i punti di giuntura (i miei omini avevano le braccia corte, perciò ho sovrapposto solo i piedi). Trasferire le teglie in frigo (o all'esterno) e lasciar riposare altri 20 minuti. In questo modo le ghirlande di gingerbreadmen manterranno meglio la forma in cottura. Reimpastare i ritagli e ricavarvi altri biscotti.
Estrarre delicatamente le ciotoline dal centro delle ghirlande e cuocere in forno caldo a 180° per circa 10 minuti o fino a quando avranno assunto un bel colore dorato.
Quando le ghirlande saranno perfettamente raffreddate far passare un nastrino tra un omino e l'altro, chiudere con un bel fiocco ed appenderle.
[Se non volete fare le ghirlande potete omettere il riposo in frigo dopo la formatura ed infornare direttamente a 180°].

Omini-di-pandizenzero

[Gli omini schierati]


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[La ghirlanda pronta per essere infornata]


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mercoledì 17 dicembre 2014

Insalata di gallina in cestino di parmigiano


Insalata-di-gallina-in-cestino-di-parmigiano


Pur consumando poca carne, ho una spiccata predilezione per le carni bianche; la gallina in particolare, anche semplicemente bollita ed accompagnata da qualche verdura, mi piace moltissimo. Se poi la sua carne delicata e saporita viene abbinata a pochi elementi freschi e croccanti, può trasformarsi in un'ottima insalata, degna di aprire anche un pranzo di festa.
In questo caso ho utilizzato il radicchio, il sedano e le noci per dare croccantezza al piatto e l'ho condita con una citronette all'arancia e senape; per la presentazione ho preparato dei cestini di parmigiano: l'idea non è di certo originale, ma posso assicurarvi che la sua funzione non è puramente decorativa, in quanto si sposa benissimo con l'insieme di sapori. 
Per una nota di colore e di gusto in più potete aggiungere qualche chicco di melagrana, che impreziosirà il piatto con le sue meravigliose sfumature rubino.

Insalata-di-gallina-in-cestino-di-parmigiano

Insalata-di-gallina-in-cestino-di-parmigiano


Insalata di gallina con citronette all'arancia in cestino di parmigiano

Ingredienti per 6 persone: 

una gallina privata delle interiora, pulita e fiammeggiata
una cipolla
2 carote
una grossa costola di sedano
i gambi di un mazzetto di prezzemolo
una foglia d'alloro
3 chiodi di garofano
qualche grano di pepe nero
sale grosso

un piccolo cespo di radicchio
il cuore di un sedano
una manciata di gherigli di noce
12 cucchiai di parmigiano grattugiato

un cucchiaino di senape di Digione
 2-3 cucchiai di succo d'arancia appena spremuto
1/2 cucchiaino di scorza d'arancia grattugiata
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Riempire per 3/4 d'acqua una pentola capiente. Aggiungere le carote, il sedano ed i rametti di prezzolo mondati e lavati, la cipolla sbucciata e steccata con i chiodi di garofano, i grani di pepe, l'alloro ed un'abbondante presa di sale. Mettere la pentola sul fuoco e quando l'acqua bolle immergervi la gallina. Lasciare riprendere il bollore, quindi abbassare la fiamma e cuocere a fuoco dolce per circa due ore (controllare la cottura con una forchetta), schiumando regolarmente.
Mentre la gallina cuoce, mondare e lavare il radicchio ed il cuore di sedano, asciugarli accuratamente e ridurre il primo a striscioline sottili, il secondo a fettine.
Preparare i cestini di parmigiano: distribuire sul fondo di un padellino antiaderente 2 cucchiai di parmigiano, fino a formare un cerchio di circa 15 cm di diametro, di spessore sottile e far cuocere a fuoco medio fino a quando il formaggio sarà fuso e comincerà a rapprendersi; staccare delicatamente la cialda con l'aiuto di una spatola e trasferirla immediatamente su un bicchiere o una piccola ciotola capovolta, in modo da creare una coppetta. Procedere allo stesso modo fino ad ottenere 6 cestini di parmigiano. Tenere da parte.
Scolare la gallina, lasciarla intiepidire e spolparla seguendo la fibra della carne, riducendo la polpa a filamenti lunghi e sottili. Raccogliere la carne in una terrina, unirvi il radicchio, il sedano e le noci spezzettate grossolanamente.
Preparare il condimento mescolando la senape con il succo e la scorza d'arancia, una presa di sale, una macinata di pepe e l'olio extravergine d'oliva. Condire l'insalata di gallina, distribuirla nei cestini di parmigiano e servire.

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martedì 16 dicembre 2014

Dolci regali: il nuovo libro dell'MTChallenge!


Dolci-Regali-MTChallenge

Per oggi niente ricetta, ma un annuncio importante: è uscito in tutte le librerie "Dolci regali", il nuovo libro dell'MTChallenge!
Quanto io sia felice ed orgogliosa di far parte di questo gruppo di appassionati, credo di averlo già detto più volte su queste pagine. Eppure, a rischio di ripetermi, non posso fare a meno di ribadire la mia meraviglia e gratitudine di fronte a tutto ciò che ogni sfida mi insegna (da ben prima che anch'io mi decidessi a partecipare) e l'emozione che provo constatando, ogni giorno di più, lo spirito di autentica e disinteressata condivisione che anima questa iniziativa. 
Per presentarvi adeguatamente il libro (tra le cui pagine troverete anche un mio piccolo contributo) prendo in prestito le parole della vulcanica Alessandra Gennaro, mente e anima dell'MTChallenge. Per il resto, vi invito a correre in libreria!


Dolci-Regali-MTChallenge

“Dolci Regali” è il terzo libro della collana dell'Mtchallenge e prende ispirazione da una delle nostre gare, quella sul babà, per ampliare il raggio di indagine attorno ad un'epoca che segna un momento fondamentale nella storia della gastronomia, vale a dire il periodo compreso fra la fine del XVII  e gli inizi del XIX secolo, che videro la nascita e il trionfo della pasticceria, intesa come arte autonoma. 
“Attorno al babà” potrebbe allora essere il titolo di questo libro, visto che si parla di tutti quei lievitati che precedettero e seguirono l'invenzione di questo dolce: le ricette sono infatti quelle degli impasti lievitati dolci  (dalla Parisienne alla Saint Genix, dal Kougelhupf al Savarin, passando per ricette storiche ed inedite), in una carrellata di bontà da togliere il fiato, preparate per l'occasione da una Redazione allargata, a contorno di alcune ricette della sfida. Ma “Dolci Regali” è molto di più: è la fotografia di un'epoca, quella delle grandi monarchie di questi anni, nelle cui cucine prese forma la consapevolezza della nuova arte del pasticcere, grazie alla quale i dolci diventarono ben presto il simbolo del potere che i monarchi assoluti rappresentavano: ecco allora arrivare dolci gonfi, “cresciuti”, che nelle loro forme alludono a tutte le manifestazioni del potere, sia quello terreno (le corone dei kugelhupf, dei babà, dei savarin, del Ferdinandkrapfen, del kringel e così via), sia quello sovrannaturale (le trecce che richiamano l'eternità e le forme a cupola, che alludono alla potenza generatrice) e così via. 
“Regali”, quindi, significa anzitutto “dei re” anche se, a dire il vero, il libro racchiude anche un'ampia sezione dei dolci dei poveri: perché anche questi ultimi avevano escogitato altrettante ricette per poter godere, seppure in occasioni speciali e non tutti i giorni, di quel piacere del superfluo che, nel loro caso, prende il nome di krapfen, di graffe, di buchteln, di buns, di torta delle rose e di molte altre ricette, altrettanto gustose. 
A corollario, il solito incredibile contributo della Community, in tre sezioni: quella dello zucchero, con sciroppi e bagne aromatiche, quella delle creme, con una raccolta di oltre 50 ricette, che spaziano dalle versioni base alle variazioni sul tema e, in ultimo, “la Dispensa del Castello”, con una raccolta di liquori, conserve, acque profumate, praline ed altre golose risorse, da tenere a portata di mano per arricchire con un tocco personale e raffinato le vostre creazioni, per un totale di oltre 130 ricette, da combinare fra loro in una sequenza infinita. 
Il tutto, rallegrato dal genio di Mai Esteve e dalle splendide fotografie di Paolo Picciotto.


Dolci-Regali-MTChallenge

Io non vedo l'ora di stringere tra le mani la mia copia e penso che sia davvero una bella idea anche come regalo di Natale. In più, acquistando questo libro farete anche del bene.

Acquistando una copia di Dolci regali, contribuirai alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri, un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.

DOLCI REGALI 
Collana “I libri dell'MTChallenge”
SAGEP Editori- Genova
Prezzo di copertina: 18,00 euro
Foto Paolo Picciotto
Illustrazioni Mai Esteve
Editor: Fabrizio Fazzari
Impaginazione: Barbara Ottonello
In vendita in tutte le librerie,  su Amazon e IBS



giovedì 11 dicembre 2014

Lussekatter - Gattini di Santa Lucia


Lussekatter-Gattini-di-santa-Lucia

I Lussekatter o Lussebullar sono dei panini dolci aromatizzati allo zafferano popolarissimi in Svezia, dove per tradizione vengono consumati durante le feste natalizie ed in particolare in occasione di Santa Lucia. Tale ricorrenza è fortemente radicata nei paesi scandinavi e trae origine da una sovrapposizione del culto cristiano a riti pagani preesistenti, legati al periodo più buio dell'anno ed al ritorno della luce. 
Pare infatti che questi dolcetti affondino le loro origini in una leggenda tedesca del Seicento secondo la quale Lucifero graffiava e mordeva i bambini assumendo le sembianze di gatto; per scacciare il diavolo Gesù assunse allora le vesti di bambino, distribuendo ai bimbi buoni dei dolcetti tinti di giallo, simbolo della luce che sconfigge le tenebre. In seguito la tradizione dei Lussekatter si diffuse in Svezia, dove venne associata alla figura della Santa della luce, festeggiata appunto il 13 dicembre.
Sembra quindi che l'etimologia più corretta del termine Lussekatter non rimandi tanto alla Santa, quanto piuttosto alla figura di Lucifero (Lusse). A testimonianza dell'origine "sinistra" di questi dolcetti c'è il fatto che in alcune zone della Svezia essi vengono chiamati anche dövelskatter o dyvelkatter, in cui la radice arcaica "dyvel" indica un chiaro riferimento alla figura del demonio.
In origine i dolcetti avevano la forma di un sole stilizzato, a cui in seguito si sono aggiunte numerose varianti. Una delle più comuni consiste nella tipica "S" decorata con due uvette in corrispondenza dei riccioli, a simboleggiare gli occhi della Santa. Talvolta vengono sovrapposte due "S" fino a formare una croce.

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Al di là della macabra leggenda ad essi legata, questi dolcetti mi hanno sempre incuriosita per la presenza dello zafferano nell'impasto. Quest'ultimo, un po' come tutte le ricette della tradizione, varia di famiglia in famiglia: nel corso delle mie ricerche su siti svedesi ho notato che alcune versioni prevedono uova o quark, mentre altre semplicemente burro e latte, e si differenziano tra loro anche per il procedimento. Io ho optato per la semplicità, adattando ai miei gusti le proporzioni tra gli ingredienti ma rimanendo fedele alle ricette originali.
Vi lascio la ricetta oggi, così siete ancora in tempo se decidete di seguire la tradizione e prepararla per Santa Lucia.

Lussekatter-Gattini-di-santa-Lucia


Lussekatter - Gattini di Santa Lucia

Ingredienti:

500 g di farina 00
150 ml di latte fresco intero
100 ml di acqua
100 g di zucchero semolato
100 g di burro
12 g di lievito di birra
4 g di sale
1 presa di pistilli di zafferano (o due bustine di zafferano di buona qualità)*

1 uovo
2 cucchiai di latte
una manciata di uva passa


Scaldare il latte e l'acqua in un pentolino insieme al burro, finché quest'ultimo sarà sciolto. Spegnere il fuoco, unire i pistilli di zafferano e lasciare intiepidire. Quando il composto è intiepidito (attenzione: la temperatura deve aggirarsi sui 35°, non di più, altrimenti si rischia di uccidere le spore del lievito) sbriciolarvi il lievito e lasciar riposare dieci minuti.
Setacciare la farina in un'ampia terrina, aggiungervi lo zucchero ed il sale e mescolare bene, in modo che in seguito il sale non venga in diretto contatto con il lievito. Creare una cavità al centro e versarvi il miscuglio di burro e latte, filtrandolo con un colino. Impastare energicamente fino a quando l'impasto assume una consistenza liscia ed uniforme, lasciando le pareti della ciotola perfettamente pulite. Trasferire la pasta sulla spianatoia e lavorare ancora per qualche minuto; fare una palla, trasferirla nella terrina e coprirla con un panno umido. Lasciare lievitare in luogo tiepido fino al raddoppio (due ore e mezza-tre, dipende dalla temperatura). 
Riprendere l'impasto, sgonfiarlo e prelevare delle porzioni del peso di circa 50 g l'una. Arrotondarle e poi rotolarle sulla spianatoia fino ad ottenere dei lunghi cilindri (25 cm circa). Poiché l'impasto è molto elastico tenderà a ritirarsi; per questa ragione è preferibile ripassare più volte ciascun cilindretto, lasciandolo riposare un po' mentre si preparano gli altri, in modo che la pasta abbia il tempo di distendersi.
Arrotolare le due estremità di ogni cilindro fino a formare una "S" e trasferire man mano i Lussekatter su una o più teglie rivestite di carta da forno, ben distanziati tra loro. Affondare due uvette al centro delle spirali, coprire con un panno umido e lasciar riposare mezz'ora-40 minuti.
Preriscaldare il forno a 180°; poco prima di infornare spennellare la superficie dei Lussekatter con l'uovo sbattuto insieme al latte. Cuocere per circa 15 minuti o fino a doratura.
Una volta freddi si possono conservare in un sacchetto per alimenti o congelare (in questo caso è consigliabile riscaldarli leggermente in forno o sul tostapane per farli tornare fragranti).


* Le ricette svedesi che ho consultato prevedono tutte un quantitativo di zafferano molto cospicuo (in genere un grammo per 500 g di farina, ma si può arrivare anche a due). Io ho preferito ridurre un po' le dosi, ottenendo comunque dei dolcetti ben caratterizzati, ma se amate lo zafferano nei dolci potete aumentarle a vostra discrezione.

Lussekatter-Gattini-di-santa-Lucia



Con questa ricetta partecipo alla raccolta "Aspettando il natale" di Giochi di zucchero




venerdì 5 dicembre 2014

Stelline alla nocciola


biscotti-alle-nocciole


Sarà per via del tempo piovoso, delle temperature tutto sommato ancora miti, o semplicemente del mio stato d'animo, ma stento a credere che tra una manciata di giorni sarà Natale.
Eppure dicembre è cominciato e volerà via in un soffio. Si comincia a pensare ai regali, al menu delle feste e a qualche cosa di buono preparato con le proprie mani da offrire in dono per allietare i giorni d'attesa.
Così il forno è acceso un giorno sì e l'altro pure per sperimentare qualche nuovo piatto o per sfornare biscotti e dolcetti. Panettone e pandoro ancora no, per il momento non me la sento d'imbarcarmi nella preparazione di lievitati così impegnativi, tanto più che nessuno dei due mi fa impazzire e - detto fra noi - potrei tranquillamente farne a meno persino il giorno di Natale. 
Inizio le "prove tecniche" con dei semplici biscottini alla nocciola, vestiti a festa con uno stampino a forma di stella e qualche decoro di glassa: si preparano in pochi minuti, di solito piacciono a tutti e se coinvolgerete i vostri bambini nella preparazione sono sicura che si divertiranno moltissimo.

biscotti-alle-nocciole


biscotti-alle-nocciole


Stelline alla nocciola

120 g di farina 00
100 g di nocciole tostate (per me Tonda gentile delle Langhe)
60 g di burro morbido
1 uovo piccolo
70 g di zucchero di canna
un pizzico di sale

125 di zucchero a velo
l'albume di un uovo piccolo (circa 30 g)
qualche goccia di succo di limone


Tritare in un mixer le nocciole con un paio di cucchiai di farina prelevati dal totale. Lavorare con la funzione ad intermittenza ("pulse") per non surriscaldare le nocciole ed evitare così che rilascino il loro olio.
In una ciotola lavorare a crema il burro morbido con lo zucchero di canna con un cucchiaio di legno; unire quindi l'uovo e mescolare fino a quando sarà perfettamente amalgamato. Infine aggiungere le nocciole tritate, la farina ed un pizzico di sale e lavorare brevemente l'impasto. Formare una palla, avvolgerla in un foglio di pellicola e porla a riposare in frigo per un'ora.
Trascorso il tempo di riposo riprendere l'impasto e stenderlo con il matterello su un piano di lavoro leggermente infarinato ad uno spessore di 3-4 mm. Ricavarvi i biscotti con le apposite formine e trasferirli delicatamente su una placca rivestita di carta da forno. Trasferire la teglia in frigo per altri 20 minuti-mezz'ora (in questo modo i biscotti manterranno la forma in cottura.
Cuocere in forno caldo a 180° per circa 12-15 minuti e lasciar raffreddare completamente i biscotti prima di glassarli.
Preparare la glassa montando a neve l'albume con qualche goccia di limone. Quando l'albume comincerà ad essere montato, ma ancora morbido, cominciare ad aggiungere gradatamente lo zucchero a velo. Continuare a montare fino ad ottenere una glassa lucida e ferma.
Trasferire la glassa in un sac à poche con bocchetta liscia piccola e decorare a piacere i biscotti.


biscotti-alle-nocciole


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martedì 2 dicembre 2014

Gnocchetti di castagne con radicchio e salamino


Gnocchi-di-castagne-con-radicchio-e-salamino


Buongustaia, solitaria ed un po' anomala già da bambina, ricordo che per me uno dei momenti più attesi all'asilo era quello del pranzo. 
Frequentare le scuole in un piccolo paese significa anche godere di alcuni privilegi, tra cui la presenza di una cuoca che cucinava per noi bimbi con lo stesso amore e la stessa cura che avrebbe riservato ai suoi figli. I semplici manicaretti di Carla e la sua infinita dolcezza sono un ricordo indelebile nella mia memoria, che a distanza di tanti anni conservo ancora gelosamente. 
Il mio piatto preferito era il petto di pollo impanato con la purea: lo tagliavo a piccoli quadratini e poi ne intingevo ognuno in quella nuvola morbida e avvolgente... Forse per questo ancora oggi il purè di patate è il mio cibo di conforto per eccellenza, che un po' come una madeleine rievoca momenti ed emozioni trascorse.
Ma c'era un altro piatto per cui Carla era giustamente rinomata: gli gnocchi al pomodoro. Perché non mi piacessero resta un mistero, visto che le patate sono sempre state uno dei miei cibi preferiti. Probabilmente era un problema di consistenza. Fatto sta che per non lasciare il piatto intonso e contemporaneamente per approfittare dell'ottimo sughetto, avevo elaborato una personale tecnica “d'attacco”:  infilzare uno gnocco alla volta, succhiare tutto il sugo che lo avvolgeva ed infine riporlo nel piatto, perfettamente ripulito.
Inutile dire che la mia strategia venne presto scoperta ed io redarguita severamente... ma almeno ci avevo provato!
Per fortuna l'imprevedibile evoluzione dei gusti mi ha fatto cambiare idea molto presto, dandomi modo di recuperare. Oggi gli gnocchi campeggiano incontrastati tra i cibi che amo di più e se avessi davanti un piatto di quelli preparati da Carla so che le darei grandi soddisfazioni.

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Gnocchetti di castagne con radicchio e salamino

Ingredienti per 2-3 persone:

400 g di patate vecchie
200 g di castagne lessate in acqua salata con una foglia di alloro (circa il doppio del peso da crude)
50 g circa di farina 00
un piccolo cespo di radicchio trevisano
un cipollotto
2 fette di salamino cotto o cotechino (già cotto)
un pezzetto di scamorza affumicata
olio extravergine d'oliva
sale e pepe
sale grosso (circa 1 kg)


Cuocere le patate al forno coperte di sale consente di mantenere la polpa molto asciutta, evitando così di eccedere con la farina. La tecnica è semplicissima e si può approfittare della cottura contemporanea di altri alimenti in forno, senza accenderlo appositamente.
In ogni caso si otterranno ottimi risultati anche usando patate cotte al vapore o al microonde.


Lavare le patate senza sbucciarle. Rivestire una teglia con un foglio di allumino, versarvi uno strato di sale grosso e disporvi sopra le patate; ricoprirle completamente con altro sale ed infornare a 200° per un'ora circa. 
Togliere le patate dal sale, sbucciarle e schiacciarle insieme alle castagne lessate finché sono ancora calde, allargandole sulla spianatoia. Lasciare intiepidire e poi unire la farina, impastando fino ad ottenere una massa compatta. [La dose di farina è indicativa: eventualmente si può provare a lessare un paio di noci di impasto per verificare che la consistenza sia corretta. In ogni caso, per ottenere degli gnocchi morbidi e saporiti, è importante aggiungerne poca alla volta e non eccedere].
Staccare un pezzo di impasto, formare un lungo cordoncino e ritagliarne dei piccoli pezzetti; rotolarli nelle mani infarinate fino ad ottenere delle piccole sfere. Proseguire allo stesso modo fino ad esaurimento dell'impasto.
Nel frattempo preparare il condimento: in una padella scaldare un po' d'olio e farvi rosolare il cipollotto senza farlo scurire; aggiungere il radicchio lavato e tagliato a piccoli pezzi e lasciar stufare per pochi minuti; regolare di sale e pepe ed infine unire il salamino tagliato a cubetti.
Lessare gli gnocchi in abbondante acqua bollente salata e scolarli mano a mano con una schiumarola non appena vengono a galla. Ripassarli nella padella con il condimento, impiattare e completare, se piace, con qualche tocchetto di scamorza affumicata e una spolverata di pepe.

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venerdì 28 novembre 2014

Pan brioche arrotolato all'olio con 'nduja e caciocavallo

Panbrioche-arrotolato-all'olio-con-'nduja-e-caciocavallo

Sono stata indecisa fino all'ultimo se pubblicare questa ricetta. Non perché non fossi soddisfatta del risultato, ma perché non sono riuscita a fare nemmeno una foto decente. 
Il tipico clima novembrino, con tanto di cieli plumbei, pioggia e nuvoloni, ha messo a dura prova i mie nervi e le mie scarsissime capacità di fotografa. Ieri in particolare, quando ho scattato queste foto, alle 10 del mattino sembrava pomeriggio inoltrato, una coltre di nebbia avvolgeva ogni cosa e dalla finestra della cucina entrava una luce pallida e spenta. 
Siccome la mi attrezzatura si riduce alla fotocamera e stop (no pannelli, no diffusori, no nemmeno cavalletto - quest'ultimo in realtà ce l'avrei, ma sono testona e non ho mai voglia di tirarlo fuori) gli scatti ottenuti erano uno più brutto dell'altro: pieni di ombre, piatti e tristissimi.
Però avevo voglia lo stesso di condividere la ricetta e soprattutto l'impasto di questo pan brioche all'olio, sofficissimo, leggero e profumato. Così alla fine ho salvato un paio di foto, fatte in pose da contorsionista con il tagliere in bilico sul davanzale e la finestra aperta, ed oggi ve la propongo comunque. Chiudete un occhio (anche tutti e due :)) ed abbiate pietà di me!

Panbrioche-arrotolato-all'olio-con-'nduja-e-caciocavallo


Pan brioche all'olio con 'nduja e caciocavallo

Ingredienti per uno stampo da plumcake 25x10 cm:

per il prefermento
30 g di farina 00
30 ml di acqua tiepida
5 g di lievito di birra fresco (o 1,5 g di quello liofilizzato)

per l'impasto
170 g di farina 0
100 g di semola rimacinata di grano duro
1 uovo medio
30 ml di olio extravergine d'oliva
60-70 ml circa di acqua
25 g di zucchero semolato
5 g di sale
3 g di malto (o miele)

per farcire
2-3 cucchiai di 'nduja
50 g di caciocavallo
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
1/2 cucchiaino di semi di finocchio

Preparare il prefermento: in una terrina sciogliere il lievito nell'acqua ed aggiungere a pioggia la farina, mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi. Coprire con pellicola e lasciar riposare per 60-80 minuti in luogo tiepido, fino a quando la superficie della pastella sarà coperta di piccole bolle.
Riunire in una ciotola capiente (o nella ciotola della planetaria) le due farine, lo zucchero, il malto ed il prefermento preparato. Aggiungere 50 ml circa d'acqua e mescolare con un cucchiaio per amalgamare gli ingredienti. 
Sbattere l'uovo in una ciotolina e tenerne da parte un cucchiaio (servirà per la lucidatura); unire il restante all'impasto e continuare a lavorare con le mani (se si possiede la planetaria lavorare con il gancio a velocità moderata finché l'uovo risulterà incorporato). Unire a filo l'olio e per ultimo il sale. Trasferire l'impasto su una spianatoia leggermente infarinata ed impastare energicamente per alcuni minuti, aggiungendo man mano l'acqua restante se necessario (o lasciare andare la planetaria per una decina di minuti, aumentando gradatamente la velocità). Si dovrà ottenere un panetto morbido e liscio.
Trasferire il panetto in una ciotola oliata, coprire con un telo umido o con un foglio di pellicola e lasciar lievitare in luogo tiepido fino al raddoppio (due-tre ore). Riprendere l'impasto, sgonfiarlo e stenderlo su un foglio di carta forno in un quadrato del lato di circa 25 cm (corrispondente alla lunghezza dello stampo).
Mescolare la 'nduja con il concentrato di pomodoro e spalmarla uniformemente sull'impasto;  cospargervi quindi il caciocavallo grattugiato con una grattugia a fori grossi ed i semi di finocchio. Arrotolare la pasta su se stessa aiutandosi con la carta forno e trasferire il rotolo in uno stampo da plumcake rivestito di carta forno. Inserire lo stampo in una grossa busta di plastica e chiuderla in modo che non venga a contatto con l'impasto. Lasciar lievitare per 40-50 minuti.
Preriscaldare il forno a 180°, modalità statica. Poco prima di infornare spennellare la superficie del pane con l'uovo sbattuto tenuto da parte. Cuocere per 25 minuti circa, coprendo la superficie con un foglio di carta stagnola se dovesse scurire troppo.

martedì 25 novembre 2014

Mini tartes tatin ai topinambur con salsa all'acciuga


Mini-tartes-tatin-ai-topinambur-con-salsa-alla-acciuga

Oggi vi propongo delle piccole tartes tatin... salate, però!
Giocare con le presentazioni e con le forme dei cibi mi diverte molto, soprattutto quando si tratta di trasformare in veste salata ciò che nasce come dolce e viceversa.
L'idea della tarte tatin salata non è di certo nuova e data la sua versatilità consente di sbizzarrirsi in una gamma pressoché infinita di varianti: dal finocchio, alla zucca, alle cipolle fino alla versione estiva, ormai classica, con i pomodorini. 
Questa volta ho deciso di utilizzare i topinambur, un ortaggio di stagione che amo molto: il suo sapore ricorda da vicino quello del carciofo, e secondo me anche del cardo, oltre alla nocciola. Qui in Piemonte è abbastanza diffuso e si trova con relativa facilità, anche perché è uno degli accompagnamenti ideali della bagna caoda, il famoso intingolo a base di aglio ed acciughe. 
Di recente ho scoperto che il topinambur (Helianthus tuberosus) è un lontano parente del girasole, con cui condivide la caratteristica dell'eliotropismo, ovvero la tendenza a rivolgere l'infiorescenza verso il sole. Anche se siamo abituati a conoscerne la radice, simile ad una patata ma più bitorzoluta, il topinambur è infatti caratterizzato da bellissimi fiori gialli, simili a margherite.
Curiosa è anche la varietà di nomi con cui questo tubero è conosciuto: da "patata del Canada" a "tartufo di canna", "rapa tedesca" o "carciofo di Gerusalemme".
Se non l'avete mai assaggiato vi consiglio di cercarlo: il suo sapore delicato è molto gradevole e si presta con successo a mille interpretazioni diverse.

Mini-tartes-tatin-ai-topinambur-con-salsa-alla-acciuga


Mini tatin di topinambur con salsa all'acciuga

Ingredienti per 4 persone:

1 rotolo di pasta sfoglia o una dose di finta sfoglia (qui la ricetta)
350-400 g di topinambur
6 acciughe sotto sale
100 ml di panna fresca
2 spicchi d'aglio
una manciata di nocciole tostate, tritate grossolanamente
zucchero di canna
1/2 limone
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Pulire le acciughe, privarle della lisca e sciacquarle sotto un getto di acqua corrente. Tamponarle con carta da cucina. Scaldare un filo d'olio in un pentolino, unire gli spicchi d'aglio leggermente schiacciati e le acciughe. Far cuocere a fuoco dolce per qualche minuto, finché le acciughe saranno quasi completamente disfatte. Unire la panna e lasciar restringere leggermente; eliminare l'aglio e tenere la salsa in caldo.
Pelare i topinambur, sciacquarli e trasferirli in acqua acidulata con il succo di limone per non farli ossidare.
Imburrare quattro stampi da tartelletta del diametro di circa 10 cm e cospargere sul fondo di ognuno un cucchiaino scarso di zucchero di canna.
Srotolare il rotolo di pasta sfoglia o stendere la finta sfoglia ad uno spessore di un paio di millimetri. Con un coppapasta o una ciotola rovesciata ricavarvi dei cerchi leggermente più grandi del fondo delle tartellette e bucherellarli con i rebbi di una forchetta.
Preriscaldare il forno a 180°.
Scolare i topinambur, asciugarli e tagliarli a fettine sottilissime con un coltello affilato o una mandolina. Rivestire il fondo delle tartellette, accavallando leggermente le fette tra loro; salare poco, coprire con i dischi di sfoglia e rimboccare la pasta sui bordi. Infornare nella parte bassa del forno per una ventina di minuti o fino a quando la superficie sarà dorata. 
Sfornare le tatin, capovolgerle su piatti individuali e rimuovere gli stampini. Completare ogni tatin con un po' di granella di nocciole e servire con la salsa d'acciughe tiepida.

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venerdì 21 novembre 2014

Muffins alle pere e zenzero con briciole di speculoos


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Una giornata al mare
tanto per non morire
nelle ombre di un sogno o forse in una
fotografia lontani dal mare
con solo un geranio
e un balcone...

                                    [Paolo Conte, Una giornata al mare]

Sono stata a lungo indecisa se partecipare a questa nuova tornata dell'MTChallenge, essenzialmente per due motivi. 
Intanto, collegare una ricetta ad un testo, sia esso un romanzo, una canzone, o una poesia, significa soprattutto svelare qualcosa di noi: che cosa ci piace, ci fa riflettere o semplicemente emozionare. Significa parlare di sé attraverso le parole di altri, e questo onestamente un po' mi spaventava. 
Sono schiva e sfuggente di natura e mi sono accorta che già così, dalle poche righe che scrivo qui sul blog, trapela di me forse più di quanto io stessa vorrei o sarei pronta ad ammettere.
La seconda ragione è che il fascino di ciò che mi tocca e mi colpisce davvero è ineffabile ed indefinito; dargli forma, tradurlo in parole e concetti, non è affatto semplice e comporta il rischio di privarlo di parte della sua forza comunicativa.
Alla fine però ho ceduto ed ho deciso di affidarmi alla musica e alle suggestioni di un grande cantautore e polistrumentista italiano, che amo da tempo immemore: Paolo Conte.
Ho iniziato a conoscere le sue canzoni fin dalla più tenera età, quando, durante le vacanze in montagna nella casa dei nonni, qualcuno metteva su una cassetta ed il mangianastri suonava sulle note di Azzurro, Una topolino amaranto, La fisarmonica di Stradella e tante altre. Io ascoltavo ed immaginavo delle storie dipanarsi da quella voce roca e dalle dita che correvano veloci sul pianoforte.
Trovo che i testi e le musiche di Paolo Conte possiedano un incredibile potere evocativo, quasi "pittorico" oserei dire: con poche pennellate prendono vita quadretti di straordinario realismo e  vividezza, sempre in bilico tra la cronaca dei particolari minuti del quotidiano e la voglia di evasione in atmosfere esotiche ed oniriche. Il tutto grazie ad una capacità sintetica fuori dal comune, che gioca per sottrazione, lanciando all'ascoltatore piccoli spunti per creare paesaggi interiori intimi e personali, eppure parte di un sentire universale.
Ho scelto un brano dalle suggestioni agrodolci in cui la fuga in un "altrove" a portata di mano diventa il pretesto per rifugiarsi nei propri pensieri e nei ricordi. Un senso di dolce malinconia attraversa tutta la canzone, che ho sempre immaginato scandita dal mutare della luce man mano che le strofe si susseguono: dapprima un mattino assolato, carico di promesse ed aspettative, poi la luce accecante del mezzogiorno ed i rumori della vita che scorre intorno, che infine degrada nei raggi obliqui e dorati della sera.
Più che dalle parole o da immagini precise mi sono lasciata guidare dalle sensazioni ed ho subito pensato ad un frutto dolce e succoso come la pera a simboleggiare il sogno di una giornata al mare, un breve momento di stacco dal quotidiano per assaporare altre possibilità. Lo zenzero ed il miele, con le loro note calde, richiamano l'ambientazione "solare" della canzone ed al contempo un'atmosfera nostalgica, grazie all'aroma pungente delle spezie ed al discreto sentore amarognolo dei fiori di castagno, ripresi nella copertura croccante.

Vi consiglio di leggere il magistrale post di Francesca, dove troverete preziosi trucchi ed indicazioni per ottenere dei muffins perfetti.

muffins-pere-e-zenzero-con-briciole-di-speculoos

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Muffins alle pere e zenzero con briciole di speculoos

Ingredienti per 6 muffins:

150 g di farina 00
40 g di zucchero semolato
1 cucchiaio di miele di castagno
85 ml di latticello
1 uovo medio
50 g di burro
1 grossa pera matura ma soda (io ho usato le Abate)
1 cucchiaio di zenzero fresco grattugiato
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere 
1 cucchiaio di zenzero candito, tagliato a piccoli cubetti
3 cucchiai di grappa (io ho utilizzato una grappa alle pere Williams)
4 g di lievito per dolci
1 presa di bicarbonato
1 presa di sale


per le briciole croccanti:

20 g di biscotti speculoos*
15 g di farina 00
15 g di zucchero di canna integrale
15 g di burro freddo


Preriscaldare il forno a 190°, modalità statica.
Fare sciogliere il burro con il miele a fuoco dolce o nel microonde e lasciare intiepidire. 
In una ciotola mescolare con una frusta l'uovo con il latticello; aggiungervi quindi il composto di burro e miele intiepidito e lo zenzero fresco grattugiato, mescolando bene per amalgamare tutti gli ingredienti. In un'altra ciotola setacciare la farina con il lievito, lo zucchero, il sale ed il bicarbonato; unire lo zenzero in polvere e quello candito.
Sbucciare la pera, privarla del torsolo e tagliarla a piccoli cubetti; raccoglierli in una terrina e bagnarli con la grappa.
Preparare la copertura croccante: sbriciolare i biscotti in una ciotola ed unirvi la farina, lo zucchero di canna ed il burro freddo a pezzetti. Strofinare gli ingredienti con la punta delle dita fino ad ottenere un composto bricioloso e tenere da parte fino al momento dell'utilizzo.
Aggiungere le pere con i loro succhi agli ingredienti umidi e mescolare bene.
Formare una fontana nella ciotola degli ingredienti secchi e versarvi il composto liquido. Amalgamare brevemente i due composti con un cucchiaio (non più di dieci-undici giri di cucchiaio). Il composto dovrà risultare grumoso, poiché la lavorazione breve è il segreto per ottenere dei muffins soffici e morbidi.
Rivestire una teglia per muffins con gli appositi pirottini e distribuirvi l'impasto. Cospargere i muffins con le briciole di speculoos preparate ed infornare. Abbassare la temperatura a 180° e cuocere per 20-25 minuti, controllando la cottura con uno stuzzicadenti. Sfornare, lasciare riposare i muffins per 5 minuti, quindi estrarli dalla teglia e lasciarli raffreddare su una gratella.


* Gli speculoos sono dei biscotti alla cannella tipici del Belgio e dei Paesi Bassi, dove tradizionalmente vengono consumati per la festività di San Nicola. In genere vengono cotti in apposite formine di legno intagliato raffiguranti animali e personaggi in abiti tradizionali, che con la cottura imprimono la superficie dei biscotti in maniera decorativa. Da noi si trovano ormai tutto l'anno, ma durante il periodo natalizio è più facile trovarli anche nei supermercati meno forniti.

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Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge n. 43: i muffins

la ricetta della sfida di  NOVEMBRE   è...



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